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Nota su riunione

Nota su riunione

1.PREMESSA

 

L’apertura di un confronto istituzionale sulla realizzazione, in vista della legge finanziaria per il 2003, dei meccanismi di partecipazione del sistema Regioni e autonomie locali al patto di stabilità interno, non può che essere accolta con favore, poiché evidenzia la volontà da parte dello Stato come pure di Regioni, Province, Comuni e Comunità montane, di addivenire ad un impianto normativo quanto più concertato e condiviso possibile, proprio in virtù dello spirito di responsabile collaborazione che tutto il sistema ha espresso fin dal 1998.

Ciò sottolinea, peraltro, la consapevolezza comune che ogni intervento che, ora più che mai, investe il sistema della finanza locale, non può essere individuato e condiviso senza avere, come scenario di fondo, la coerente attuazione del federalismo fiscale ai sensi dell’art. 119 Cost.

In questo senso l’UPI sottolinea l’importanza e il rilievo propri della intesa interistituzionale siglata il 20 giugno scorso, con cui si individuano i principi fondamentali cui l’azione del governo, delle regioni e degli enti locali dovranno fare riferimento per dare completa attuazione al nuovo titolo V della Costituzione.

Per quanto attiene specificamente il patto di stabilità, l’UPI intende fare esplicito riferimento alle risoluzioni parlamentari approvate dopo la discussione sul Dpef 2003-2006, laddove il Parlamento impegna il Governo a stabilire, nell’ambito della definizione delle regole del patto di stabilità interno meccanismi condivisi di compartecipazione e di corresponsabilizzazione al perseguimento degli obiettivi… attivando procedure idonee a consentire la conoscenza dell’andamento dei flussi di entrata e di spesa degli enti territoriali. In tali risoluzioni vi è anche il necessario riferimento alla concreta attuazione dell’art.119 Cost. sul federalismo fiscale.

Per ciò che concerne le norme riportate dalla legge 448/2001 l’UPI ha già espresso in più sedi la propria contrarietà rispetto a vincoli ulteriori rispetto a quello del disavanzo, come il tetto alla spesa o quant’altro mortifichi in maniera evidente l’autonomia degli enti locali.

Preme infatti ricordare che il patto di stabilità interno, nato appunto dalla volontà del sistema autonomistico di contribuire fattivamente al rispetto del sistema Italia dei vincoli imposti dall’appartenenza alla UE, non solo ha conseguito negli scorsi anni – attraverso il monitoraggio saldo finanziario – gli obiettivi fissati, ma si è sempre caratterizzato per i meccanismi incentivanti – e non sanzionatori – ad esso sottesi.

In particolare appare notevolmente penalizzante il vincolo di incremento posto al totale dei pagamenti di spesa corrente che in nessun modo tiene conto dell’esigenza di smaltimento dei residui di bilancio e del rispetto dei termini di pagamento anche disciplinati da specifiche direttive europee.

Infine l’UPI ritiene di dover sottolineare un’ultima questione che, seppure ‘tecnicamente’ fuori dal meccanismo del patto di stabilità, sembra potenzialmente prossima alla riproposizione (ed estensione agli enti locali) nella legge finanziaria, ossia il ricorso alla Consip per gli acquisti di beni e servizi: l’UPI continua a ritenere la Consip un’importante risorsa ed opportunità per gli enti locali, ma sottolinea l’indisponibilità a ricorrere, in via obbligatoria, a tale risorsa perché ciò rischierebbe di mortificare non solo l’autonomia gestionale degli enti ma anche il sistema imprenditoriale locale.

Nella riunione del 31 luglio il Ministero dell’Economia ha presentato una nota sintetica sulla quale riteniamo di dover ricordare quanto già espresso verbalmente durante l’incontro.

 

 

2.ELEMENTI DI ANALISI PUNTUALE

 

Nello specifico, rispetto ai 9 ‘punti’ di discussione offerti dal Governo durante la riunione del 31 luglio, si sottolinea quanto segue.

 

1. Per l’anno 2003 viene mantenuto il Patto di stabilità che predetermina i vincoli alla crescita del saldo finanziario (individuato in modo sostanzialmente analogo a quello considerato per il patto di stabilità 2002) nonché alla crescita egli impegni e dei pagamenti di natura corrente (base 2001 + tassi programmati di inflazione);

Per quanto attiene il vincolo riguardante il "saldo" finanziario vi è pieno accordo: l’U.P.I. ritiene che, a questo proposito, potrebbero essere individuate modalità volte ad ottenere un maggiore contenimento della crescita dei disavanzi e lo stimolo di comportamenti virtuosi, sulla base della necessità, come espresso verbalmente, di individuare parametri di riferimento che siano non indistinti per tutte le realtà provinciali, proprio in virtù del fatto che non tutti gli enti, in assenza di un funzionale sistema di perequazione, operano in base ad una stessa realtà finanziaria.

Al riguardo si rileva come, da un lato, le realtà comunali e provinciali appaiono profondamente diverse tra di loro e, dall’altro, tra le stesse province, anche a fronte di una diversa legislazione regionale di attribuzione di funzioni, emergono differenze di assetto finanziario che necessitano di orientamenti volti al controllo dei saldi finanziari ma nel contempo rispettosi dell’autonomia dei singoli enti.

Non si condivide, invece, il vincolo riferito al contenimento della spesa corrente riguardante gli "impegni ed i pagamenti", in quanto ritenuto lesivo dell’autonomia degli enti e assolutamente sperequante con riferimento alla situazione di ogni singolo bilancio.

Al riguardo si ricordano le risoluzioni parlamentari già citate che stabiliscono, quale indirizzo per il "Documento di programmazione economico – finanziaria", il contenimento dei disavanzi riferiti ai flussi finanziari di entrata e spesa.

Sempre con riferimento al blocco della crescita di impegni e pagamenti, l’U.P.I. ritiene che potrebbero essere comunque raggiunti con altrettanta efficacia gli stessi obiettivi che il vincolo si pone:
- il contenimento della pressione fiscale locale, che risponde a logiche che si fondano sulla responsabilità ed autonomia degli enti, ma che viene comunque vincolato dalla normativa;
- la ricerca di forme sempre più economiche di gestione ed il privilegio della spesa di investimento, che sono obiettivi prioritari per le stesse autonomie locali e possono comunque trovare altre forme di incentivo nella definizione della finanziaria.

 

2. Sono previste diverse esclusioni dalla base del riferimento soggetta ai vincoli di crescita (spesa per assistenza sanitaria, spese vincolate per eccezionali calamità, spese per funzioni trasferite o delegate) ed è riproposta la disciplina dell’anno in corso per le spese esternalizzate.

Si ribadisce la necessità di mantenere l’esclusione delle spese finanziate da correlativa entrata "con vincolo di destinazione" nonché le "spese per nuove funzioni" nella misura determinata dalla relativa entrata consolidata a carico degli enti che hanno trasferito le funzioni medesime.


 

3. A fronte del mancato raggiungimento degli obiettivi è prevista la riduzione dei trasferimenti statali (50% dell’ultima rata del contributo ordinario per Province e Comuni e del mancato riconoscimento per le Regioni dell’integrazione prevista nell’accordo sanità).

L’U.P.I. propone l’abolizione delle sanzioni e, eventualmente, l’istituzione di "incentivi" a favore degli enti virtuosi, ciò anche in relazione alle risoluzioni parlamentari già citate.
Fa presente, inoltre, che il sistema delle "sanzioni / incentivi" può maggiormente funzionare quando tutti gli enti possono considerarsi su un piano di relativa omogeneità finanziaria; oggi, come già affermato, in assenza di un funzionale sistema di perequazione, questa condizione non sembra realizzata e si può correre il rischio di punire gli enti che si trovano in maggiori difficoltà dovute alla debolezza del proprio territorio.

 

4. Gli enti territoriali trasmettono trimestralmente un prospetto contenente i dati necessari per monitorare il perseguimento degli obiettivi del "Patto".

Si sottolinea la necessità di creare un sistema "circolare" e non più unidirezionale, delle informazioni in cui sia possibile verificare, in modo trasparente, la posizione di ogni soggetto partecipante al "Patto", compreso lo Stato.

 

5. Le spese per l’acquisto di beni e servizi restano contenute entro il livello del 2001.

L’imposizione di un "contingentamento" è fortemente lesiva dell’autonomia degli enti locali e potrebbe produrre inefficienze notevoli nella gestione (es. mancate manutenzioni, blocco di servizi ecc.). L’obiettivo di contenimento appare già contenuto nel punto "1".

 

6. Applicazione delle medesime norme sul personale previste per la generalità delle amministrazioni statali.

Al riguardo sembra prefigurarsi un inaccettabile "blocco delle assunzioni" che potrebbe produrre effetti dannosi, simili a quelli citati nel punto precedente.

La norma, inoltre, non terrebbe conto dei risultati precedentemente raggiunti dagli enti che hanno mantenuto anche in passato comportamenti virtuosi, per cui questi verrebbero ulteriormente svantaggiati.
Circa l’onere del "personale" si ricorda, invece, che dovrebbe essere riconosciuta a favore degli enti locali la copertura finanziaria dei maggiori oneri derivanti dall’applicazione dell’accordo riguardante il contratto di lavoro – definito con l’intervento dello Stato – valutato per il 2003 in circa il 5,5% dell’attuale spesa.

 

7. Si intende far confluire in un unico fondo i trasferimenti di parte corrente attualmente attribuiti alle Regioni attraverso una ricognizione da ultimare entro la metà del 2003. Tale operazione è propedeutica alla sostituzione dei predetti trasferimenti con la fiscalità.

Si fa presente che l’operazione potrebbe riguardare, negli stessi termini, anche la Province, come previsto nel punto successivo.

 

8. Per gli enti locali (Comuni e Province) si prevede per l’anno 2003 la sostituzione dei trasferimenti statali di parte corrente in compartecipazione all’IRPEF, aumentando la misura del 4,5% attualmente prevista per i Comuni e determinando la nuova misura per le Province, da attribuire sempre salvaguardando la neutralità finanziaria per il bilancio dello Stato.

L’UPI concorda pienamente con tale impostazione che dovrebbe riguardare, almeno in sede di prima applicazione, non solo la sostituzione degli attuali trasferimenti statali in compartecipazione Irpef, ma anche l’attuale assetto dell’I.P.T, che potrebbe essere riportata in ambito statale o, soppressa.

Allo stesso tempo va rilevato che tale trasformazione della finanza provinciale comporta, come logica conseguenza, un nuovo sistema di perequazione basato su un fondo nazionale alimentato da una quota di risorse statali e da una quota di risorse derivanti dalla compartecipazione provinciale al gettito erariale, ferma restando la garanzia della dotazione finanziaria da ciascuno acquisita all’inizio del processo di perequazione.

Il sistema di perequazione dovrà fondarsi, da un lato, sulla necessità di un riequilibrio territoriale delle risorse attribuite e, dall’altro, dalla attivazione di un sistema premiante in ordine a comportamenti virtuosi.

 


9.Norme in materia di squilibri finanziari per le Regioni a Statuto Ordinario e revisione di quelle previste per gli enti locali, in armonia con le modifiche introdotte dal nuovo dettato costituzionale (Legge Costituzionale 18. ottobre 2001, n.3).

Si condivide la proposta che sarà oggetto di approfondimenti per definire le nuove linee guida in materia.

(01-08-2003)

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