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"Pronti a fare nostra parte non solo su tagli"

"Pronti a fare nostra parte non solo su tagli"

Con questo Governo 'il cambiamento e' stato evidente: ci sono stati incontri, tecnici e politici, su molte questioni centrali' anche se sulla finanziaria c'e' 'forte delusione' per una manovra ''che penalizza le province in modo davvero eccessivo e sproporzionato, rispetto agli altri comparti della pubblica amministrazione locale'. Le Province sono ''un partner istituzione del Governo' che non vogliono ''continuare ad essere chiamate in causa solo quando si tratta di tagliare risorse, restando poi esclusi dalla definizione delle strategie per lo sviluppo del Paese'.

In un'intervista all'ASCA, il presidente dell'Unione delle Province d'Italia (Upi) e presidente della Provincia di Rieti, Fabio Melilli, traccia un bilancio dell'anno che si sta per chiudere.

Che tipo di giudizio si sente di esprimere sul 2006? 

'Credo che il 2006 debba essere considerato come un anno di passaggio, di transizione dal vecchio al nuovo, e per questo come un anno di riflessione e di studio del quale nel 2007 contiamo di cogliere importanti frutti'.

L'accordo sull'attuazione del Titolo V dimostra che i rapporti col sistema delle autonomie sono solidi?. E' vero?

'Direi di si'. Regioni Province e Comuni hanno dato una grande prova di maturita' in questa vicenda. Abbiamo cercato le soluzioni migliori per il Paese, disegnando intorno a questa priorita' i nuovi assetti istituzionali. Lo abbiamo fatto ragionando con una dialettica sempre corretta, super partes e attenta a cogliere i suggerimenti che sono venuti dalle diverse realta', a prescindere dalle appartenenze politiche. E' per questo che abbiamo raggiunto un accordo superiore anche alle aspettative. Il faro che deve guidare la nostra azione resta la creazione di un sistema di burocrazia pubblica piu' snello, piu' efficiente e meno costoso, per dare risposte alle imprese e ai cittadini, all'altezza di un grande Paese europeo'.

I rapporti col Governo sono migliorati rispetto a quelli con l'esecutivo Berlusconi?

''Con il Governo Berlusconi per la verita' non c'erano molti rapporti. Il confronto con Regioni e Autonomie locali non era considerato necessario, ne' tanto meno utile. Per cinque anni non abbiamo avuto il piacere di incontrare il Ministro dell'economia e ogni anno siamo stati informati della finanziaria attraverso i mezzi di comunicazione, perche' prima dell'approvazione in Consiglio dei Ministri non ci si dava conto delle intenzioni, delle misure previste o dei numeri che sarebbero stati presentati. Con questo Governo il cambiamento e' stato evidente: ci sono stati incontri, tecnici e politici, su molte questioni centrali, oltre che su due temi centrali come finanziaria e riforme. Abbiamo aperto tavoli per discutere di ambiente, di trasporti, di sviluppo, di Europa, di giovani, di servizi ai cittadini, che, sono certo, porteranno alla definizione di linee politiche condivise a tutti i livelli di governo: una cosa di cui questo Paese ha davvero bisogno, per ripartire con efficacia. Su alcune cose i risultati sono stati evidenti, penso al lunghissimo percorso che ha portato alla definizione del Codice delle Autonomie. Qui il confronto e' stato serrato e si e' riusciti a definire un testo largamente concordato tra Ministero dell'Interno, Ministero delle Regioni e delle Autonomie locali, Regioni, Province e Comuni. Un risultato che non era affatto scontato. Per altre, penso alla definizione della finanziaria, non nascondo invece la forte delusione per l'entita' della manovra che penalizza le province in modo davvero eccessivo e sproporzionato, rispetto agli altri comparti della pubblica amministrazione locale. Non smetteremo poi di sottolineare che il vero problema non e' tanto e solo quello delle misure adottate, quanto piuttosto l'atteggiamento che si e' tenuto nei confronti di Regioni e Autonomie locali: noi chiediamo a questo Governo di non considerarci una controparte ma un partner istituzionale che deve essere chiamato a contribuire alla definizione della manovra finanziaria sia per la parte relativa ai risparmi di spesa, che nelle questioni legate allo sviluppo. Questo e' lo spirito del nuovo Titolo V della Costituzione. Anche perche' non vorremmo davvero continuare ad essere chiamati in causa solo quando si tratta di tagliare risorse, restando poi esclusi dalla definizione delle strategie per lo sviluppo del Paese. Anche in questo ci auguriamo che il 2006 sia stato un anno di passaggio, e che nel 2007 si possa finalmente assistere ad un cambio di passo'.

La grande partita del 2007 sara' il federalismo fiscale. E' d'accordo? 

'Si', sono d'accordo: sara' certamente l'attuazione del federalismo fiscale, che dovra' muoversi di pari passo con la riforma delle istituzioni che prendera' il via dal nuovo Codice delle Autonomie locali. Sono due temi cruciali che sono indissolubilmente legati: sarebbe un esercizio vuoto pensare di ridisegnare la struttura degli apparati di governo, senza immaginare strumenti finanziari idonei a consentirci di esercitare le funzioni in maniera piena, efficace e rapida. Autonomia e responsabilita' devono essere considerate le parole chiave. E credo che su questo, insieme ai mezzi di comunicazione, avremo il dovere di fare comprendere con chiarezza ai cittadini i vantaggi di un sistema cosi' strutturato, perche' non si creino falsi miti capaci di ingenerare inutile confusione: mi riferisco prima di tutto alla preoccupazione che il federalismo fiscale porti con se' un aumento delle tasse. Bisognera' razionalizzare il sistema dei prelievi a livello locale e dovremo intervenire eliminando tributi ridondanti e regolandone la quota in base alle reali esigenze dei territori. Gli amministratori locali, potendo avere la certezza delle risorse a disposizione e senza dovere dipendere dalla programmazione nazionale, saranno naturalmente piu' portati a pesare il meno possibile sulle tasche dei propri cittadini e a dimostrare concretamente l'utilizzo delle risorse'.

Cosa si aspetta dalla riforma del sistema della Conferenze? 

'Mi aspetto che disegni un luogo dove davvero ci sia spazio per il confronto politico tra le istituzioni del Paese. Vede, con la riforma del Codice delle Autonomie e l'attuazione del federalismo fiscale sara' ancora piu' urgente costruire un sistema di raccordi efficace, nel quale dare il giusto spazio alla dialettica tra i livelli di governo. Con il sistema attuale, e nonostante la volonta' di chi vi partecipa, questo non e' possibile e troppo spesso il nostro lavoro si riduce all'espressione o meno di un parere su atti che non ci vedono affatto protagonisti. Un metodo che deve essere cambiato, altrimenti rischia di ostacolare la forte spinta riformatrice che il Paese sta vivendo'.
(04-01-2007)

Barbara  Perluigi
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