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Le Province e il welfare locale

Il ruolo delle Amministrazioni Provinciali nelle ricadute operative nella riforma dell’assistenza sociale

Il ruolo delle Amministrazioni Provinciali nelle ricadute operative nella riforma dell’assistenza sociale, seppure più circoscritto di quello che la legge 328/2000 ha affidato a Regioni e Comuni, non sembra privo di contenuti interessanti. Dalle anticipazioni di un monitoraggio su 346 piani di zona che Isfol presenterà il 5 giugno a Rimini all’interno del Salone delle Autonomie locali EURO P.A., si può evincere che in più della metà dei casi l’analisi dei bisogni su cui poggia la programmazione del welfare locale fa riferimento ad informazioni elaborate da osservatori sociali provinciali. Una percentuale appena inferiore è quella che si riferisce all’effettivo coinvolgimento delle province nelle procedure di consultazione messe in campo dai diversi ambiti territoriali  per la costruzione dei piani, ma l’incidenza sfiora i due terzi del totale in Liguria e Veneto. Già da questi dati si desume la consistenza dell’effettivo esercizio di una funzione significativa che sta a monte del processo di definizione delle politiche sociali. Analogo rilievo si può attribuire al fatto che in alcuni territori le Province, accanto ad altri livelli istituzionali, hanno sostenuto finanziariamente attività di assistenza tecnica finalizzate alla redazione dei piani quali ad esempio l’organizzazione di seminari ed iniziative per la formazione degli operatori: si vedano le situazioni del Piemonte (56,3%) e del Friuli Venezia Giulia (41,2%).
Quanto agli aspetti legati all’attuazione, le amministrazioni in questione nuovamente risultano per la metà dei casi indagati interessate dalla sottoscrizione di accordi territoriali per la gestione di servizi definiti sulla base del piano di zona, ma si registrano quote più elevate nella Marche, in Toscana, in Friuli, salendo fino al 76% nel caso dell’Abruzzo (le forme di collaborazione interistituzionale che detti accordi implicano prevedono diversi strumenti quali tavoli di concertazione tematici e equipes di valutazione tecnica delle problematiche). Ai fini di un apprezzamento più ampio del ruolo delle Province nell’ambito del welfare, comunque, andrebbe anche ricordato che queste Amministrazioni sono titolari di rilevanti competenze operative nei processi di accompagnamento al lavoro di fasce deboli e che sul versante dell’efficienza dei servizi per l’impiego, misuratisi ad esempio con la riforma del collocamento delle persone disabili, negli ultimi anni sono stati fatti passi in avanti. Il monitoraggio Isfol segnala però che proprio nel campo dell’integrazione tra interventi sociali e servizi decentrati per il lavoro, il miglioramento qualitativo collegato ai piani di zona pare meno significativo di quello riferibile all’area sanitaria, in particolare nella percezione degli intervistati del territorio meridionale: ci sono ancora ampi margini per incrementare la qualità dell’integrazione.
In conclusione, una valutazione d’insieme del quadro fin qui tratteggiato consentirebbe di confermare che si mostrano elementi di interesse nello sforzo che queste amministrazioni stanno compiendo nel ricercare un profilo distintivo all’interno del sistema di funzioni che la legge-quadro di riforma ha immaginato. E pare opportuno sottolineare a questo proposito che lo stesso monitoraggio dei sistemi di welfare locale qui citato ha visto un fattivo coinvolgimento di Upi (Unione delle Province d’Italia) nelle fasi di rilevazione ed analisi: un modo concreto di consolidare processi di capacity-building coerenti con il dettato legislativo della 328, che all’art.7 comma 1 affidava a quel livello di governo un esplicito mandato in materia di analisi della domanda sociale e dell’offerta di servizi, nonché di coordinamento degli interventi territoriali. 
(07-05-2008)

ANTONELLO SCIALDONE
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