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LE PROVINCE TOSCANE SUL RIORDINO DELLE ISTITUZIONI

Basta con le dichiarazioni "strillate", agire concretamente per l'abolizione degli sprechi

Questa mattina in Palazzo Medici Riccardi a Firenze si è tenuto un seminario nazionale sul riordino dei nuovi assetti Istituzionali, organizzato da UPI Toscana e UPI nazionale, in collaborazione con la Provincia di Firenze.
Per l’occasione è stata presentata la posizione delle Province Toscane sul Riordino degli Assetti Istituzionali.
Sono intervenuti i Presidenti delle Province Toscane, rappresentanti di UPI nazionale e di ambito accademico, tra cui il Prof. Vincenzo Cerulli Irelli, Ordinario di Diritto Amministrativo dell'Università La Sapienza di Roma.

Nel quadro degli ultimi provvedimenti regionali, in sintonia con gli orientamenti di UPI nazionale, le Amministrazioni Provinciali della Toscana intervengono verso un contributo significativo al riordino dei nuovi assetti, nell’esigenza e necessità di riforme, nel quadro della riduzione dei costi della politica, rispondendo coerentemente ad un continuo rimescolasi di attente riflessioni ad improvvisate dichiarazioni e “strillate” da prima pagina che proclamano tagli radicali, a volte privi di reale significato. Mentre esistono enti inutili, come poter pensare di abolire un livello di Governo?
Se di abolizione degli sprechi e se di semplificazione è necessario discutere ed agire in direzioni concrete, le Province Toscane si fanno promotrici di una prima sostanziale riorganizzazione che vada a semplificare e tagliare quegli apparati che non rientrano tra le componenti essenziali e Costituzionalmente garantite dalla Repubblica delle Autonomie e chiedono di poter svolgere fattivamente il proprio ruolo, e non altri.
Avulse da impropri provvedimenti di chi vorrebbe costituirne delle altre, le Province Toscane, attraverso un proprio documento : Contributo di UPI Toscana sulla riforma degli assetti istituzionali, approvato il 27 marzo dagli organi statutari, ritengono indispensabile, individuare un progetto coerente, unitario e condiviso: far chiarezza sulle funzioni e compiti dei diversi livelli istituzionali.
Per questo appare necessario ridefinire una “Nuovo Carta delle Autonomie Locali” coerente con il Titolo V della Costituzione. Indispensabile l’attuazione dell’art. 119 della Costituzione in materia di Federalismo Fiscale, in modo tale che all’autonomia riconosciuta dalla Costituzione e alle funzioni di governo corrisponda l’effettiva responsabilità di adeguate risorse finanziarie. Coerentemente al moderno Statuto di cui dispone una Regione come la Toscana, sarà possibile quindi assicurare una effettiva integrazione tra Regione e sistema delle Autonomie.
Le Province promuovono l’idea di Regione Leggera maggiormente integrata con il sistema dei rapporti con gli enti locali, che risponda ad una logica non più gerarchica, ma collaborativa e cooperativa, di tipo reticolare, di cui le Province stesse, rappresentano lo snodo istituzionale, in quanto principale soggetto della governance istituzionale tra la Regione e i suoi territori.
Perché questo? Perché la Provincia è la naturale Comunità dei Comuni, nella quale le istanze e i programmi comunali trovano la necessaria sintesi per assumere valenza di fondamenta partecipate e condivise sulle quali costruire la programmazione regionale.
Una Provincia dunque che non appaia come un grande comune, ma una realtà nuova che esercita funzioni proprie, non attribuibili ai comuni, secondo il principio di sussidiarietà e che per altro si pone l’obiettivo di rispondere alle esigenze e ai bisogni che il proprio territorio esprime.
Ne deriva un concetto dal sapore assolutamente moderno su cui conviene certo prestare attenzione: quello di Provincia come Città Territoriale, capace di integrare il territorio con il capoluogo e gli altri centri urbani, offrendo servizi e nuova cittadinanza all’intero interland.
Un’idea straordinaria, assolutamente praticabile, grazie a strategie di governo di Area Vasta per cui è possibile superare le tradizionali antinomie di un territorio (campagna/città; montagna/pianura; centro/periferia; sviluppo/arretratezza). Un ruolo dunque meno gestionale e più strategico, che non è riproposizione del preesistente, ma segna elementi di forte discontinuità, caratterizzati da un Ente capace di creare un sistema di relazioni istituzionali condivise, che consentano ai vari territori provinciali di acquisire la necessaria integrazione politica, esaltando una nuova capacità decisionale, basata appunto sulla condivisione e la valorizzazione di ogni risorsa.
Un’esigenza che nasce dal territorio stesso, in un processo di crescita e sviluppo e che si alimenta grazie alle capacità relazionali di ciascun soggetto pubblico e privato che opera su quel territorio.
Questo ed altro possono fare le Province.
Una sfida importante è la Conferenza Provinciale dei Comuni e quindi il riconoscimento delle Province come fondamentale interlocutore nel rapporto Regione - Enti Locali, per tutte le politiche regionali e di settore, sede principale della Programmazione Strategica: attraverso il riassetto istituzionale delle funzioni, la Provincia assume, in tal senso, un ruolo chiave per i servizi ed il Welfare: tramite la conferenza provinciale dei Comuni e mediante la Conferenza interprovinciale e di Area Vasta, le Province assicurano la governance dei processi decisionali, di area vasta e di livello sovracomunale, attuando gli indirizzi regionali in ciascuna politica di settore, riconducendo i servizi svolti nel proprio territorio, ad un quadro unitario capace di declinare localmente le scelte regionali.

 
(13-05-2008)

Ufficio stampa Upi toscana
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