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Le città invisibili

A Macerata, un convegno sul patrimonio storico, artistico e culturale minore.

E’ una voce forte e decisa quella che si è levata dal convegno nazionale di Abbadia di Fiastra (Macerata) sui beni culturali nell’Italia “minore”.

Quella parte dell’Italia troppo spesso dimenticata dai grandi investimenti culturali, ma che in realtà rappresenta la vera ossatura del patrimonio storico, artistico e - perché no - anche turistico, reclama a gran voce il proprio ruolo.

A richiamare l’attenzione sul patrimonio culturale di quello che è considerato il “museo diffuso” italiano sono state sette province del centro Italia: Macerata, Ascoli Piceno, Teramo, Terni, Perugia, Rieti, Arezzo, altrettanti scrigni di tesori culturali, che attraverso l’associazione da loro costituita, l’Amnes, e assieme all’Unione Province d’Italia (UPI), con la collaborazione di Federcultura, hanno organizzato il convegno con un titolo emblematico “Le città invisibili”.

Invisibili, ma quanto mai reali e vitali. Metà dei musei, delle raccolte d’arte e dei beni culturali appartengono ai Comuni e sono i centri piccoli e medi, i borghi medioevali, i castelli, le abbazie, le rocche immerse nel paesaggio italiano a richiamare sempre più turisti, con forte presenza di stranieri. Essi sono un bene locale, ma anche nazionale e dell’umanità intera.

Per questo motivo - come ha detto nella sua relazione introduttiva Giancarlo Corada, presidente della Provincia di Cremona e presidente della commissione culturale dell’UPI - lo Stato deve investire localmente e aiutare gli enti locali a valorizzare il loro patrimonio. Corada ha invocato una Finanziaria diversa, più attenta alla salvaguardia del patrimonio artistico e monumentale in generale e quello pubblico in particolare. Un patrimonio che non è un “peso”, ma un grande valore economico, in grado di far sviluppare in Italia il crescente turismo culturale.

La “provincia” italiana deve farsi sentire per essere visibile e per non essere dimenticata, ha detto nel suo saluto ai convegnisti il presidente della Provincia di Macerata, Sauro Pigliapoco. “Ma - ha poi aggiunto - è importante essere visibili anche al nostro interno”. Il presidente ha ricordato un episodio emblematico degli anni ’80, quando ci fu la “scoperta” del polittico del Crivelli di Monte San Martino perché era venuto a vederlo Carlo d’Inghilterra. Negli ultimi anni molto è stato fatto sul piano della valorizzazione, della tutela, degli studi e della catalogazione, ma è necessario continuare a lavorare per “scoprire” tutto il patrimonio ancora nascosto e per valorizzarlo adeguatamente.

“Per far questo, però, occorrono anche le giuste attenzioni da parte del Governo centrale – ha ribadito l’assessore provinciale ai Beni culturali, Renato Pasqualetti – non solo in termini di risorse finanziare, ma anche della salvaguardia del ricco patrimonio dell’Italia ‘minore’. Preoccupa, infatti, al pari della scarsità dei fondi trasferiti, l’ipotesi dell’alienazione o della gestione privatistica dei beni culturali. E’ ovvio che a nessuno mai verrà l’idea di vendere il Colosseo, ma collezioni d’arte minori o reperti custoditi in qualche deposito museale di provincia forse sì. Ciò è ancor più probabile se si pensa al cosiddetto ‘silensio-assenso’ dettato per le Sovrintendenze regionali. Ecco, quindi, che attraverso questo convegno vogliamo aprire una vera e propria vertenza con il Governo per rivendicare un ruolo da protagonista al sistema dei beni culturali delle città... visibili”.

Nel corso del dibattito sono intervenuti numerosi amministratori, in rappresentanza delle sette province di Amnes, tecnici delle Regioni e delle Sovrintendenze, studiosi, operatori del settore turistico-culturale, esponenti dell’Upi e dell’Anci. Si è parlato a lungo di gestione dei beni e delle attività.

Il presidente di “Amnes Centre”, Leandro Di Donato, ha proposto anche l’attivazione di un Osservatorio permanente sui beni culturali dell’Italia “minore"
(24-11-2003)

Alessandro Feliziani
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