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Assemblea generale: intervento di Carmine Talarico

Relazione del Presidente della Provincia di Crotone Carmine Talarico all'Assemblea generale delle Province

Il tema svolto dall’unione delle Province d’Italia sullo sviluppo sta ad indicare l’accresciuta consapevolezza nel sistema delle Autonomie locali si sta facendo strada circa la promozione della crescita produttiva ed occupazionale dei territori. La Provincia, come soggetto istituzionale che vive nel territorio e compie le sue scelte di governo dentro una logica di programmazione, deve trovare lo spazio propositivo per mettere in sintonia le peculiarità del territorio e promuovere lo sviluppo. Dalle competenze, dalle funzioni da essa esercitate, la Provincia deve compiere oggi una missione di Progammazione economica che verticalizzi spazi che si trovano nelle analisi dei P.T. di coordinamento provinciale.

In questo modo si radica nel territorio la consapevolezza che la Provincia, da un lato, offre un percorso di incontro con gli altri soggetti istituzionali Comuni e Regioni e, dall’altra, diventa titolare di una proposta complessivo di sviluppo locale.
Credo sia  necessario insistere sulla opportunità di riconoscere un ruolo di coordinamento alle Province evitando il rischio e la preoccupazione che questo importante soggetto istituzionale possa soffocare o offuscare i ruoli  e le funzioni degli altri livelli istituzionali. In sostanza la necessità di riconoscere il ruolo di coordinamento alla Provincia  si affida alla consapevolezza che la riforma del Titolo V sia davvero sostanza perché nel Paese i vari istituzionali possano contribuire alla crescita del Paese.

La Provincia – in quanto tale – è stata interessata in questi ultimi anni ad assistere – specialmente nel sud del Paese – a forti processi di destrutturazione industriale. Una crisi pervasiva che ha divaricato il Paese.

Ha sostanzialmente, messo il mezzogiorno d’Italia in una dimensione di difficoltà sociale, economica ed occupazionale . Grazie ad una proposta forte, proveniente dai territori, è nata e si è diffusa (non senza alcune contraddizioni) la Programmazione Negoziata. Credo che essa abbia rappresentato una risposta, la risposta concreta ad una crisi che – senza precedenti – aveva aggredito il Paese. I punti di forza di questa stagione che io ritengo positiva rappresentano una scelta strategica che ancora oggi ha forte validità.


Essi, sostanzialmente, ruotano attorno alle questioni che rappresentano un punto di svolta:

1. programmazione dal basso – titolarità del territorio ad essere protagonista del proprio futuro;

2. concertazione tra le parti: ciò rappresenta un sistema di rapporti sinergici che non depriva i vari soggetti dalle loro funzioni. Ma la concertazione promuove il confronto, l’incontro tra le varie realtà associative che rendono protagoniste il territorio;

3. Costruzione di un nuovo modello di sviluppo economico: qui la partita più difficile dal momento che bisogna lavorare per affrontare il tema delle infrastrutture primarie e secondarie, dei servizi, dell’assistenza e della promozione.

La Programmazione negoziata ha fornito risposte.
Ha riconosciuto al territorio titolarità, ha rafforzato il ruolo della provincia dentro le funzioni di coordinatore.
La necessità di mettere in vita una Associazione ha visto il protagonismo positivo delle Province stesse.
Siamo nella fase della costruzione ma già dopo la pausa delle festività siamo in grado di avviare incontri in tutti i territori.
Siamo convinti che il ricorso alla Programmazione Negoziata ha consentito al Paese di dotarsi i un insieme di “programmi” per singole aree.
Ed in alcune di esse è stato utilizzato il sistema delle filiere.

I Patti territoriali ed i contratti d’area hanno prodotto uno sviluppo economico di molte aree depresse, diversamente dagli altri sistemi di incentivazione 8es. la l. 488). Noi abbiamo, avvertiamo che il  lavoro, le esperienze, le professionalità che si sono espresse in questa stagione della Programmazione negoziata vanno mantenute organicamente come patrimonio e contributo per rafforzare un sistema di sviluppo locale.

Oggi abbiamo la necessità, da questa importante assise istituzionale, di costruire in avanti una proposta.
Essa non può prescindere da un obiettivo concreto: per finanziare il sistema di sviluppo economico delle aree produttive è possibile creare un percorso che integri le esperienze e le “filosofie” della Programmazione Negoziata e dei PIT. Ciò tenendo presente l’obiettivo di valorizzare le risorse disponibili, in un’ottica di integrazione delle avarie peculiarità del territorio, al fine di creare un sistema economico di sviluppo locale.

La nuova fase della Programmazione Negoziata va concepita nel quadro di un rapporto sinergico e di attenta cooperazione con regioni e sistema delle autonomie locali (Province e Comuni) da un lato, e con le Amministrazioni centrali dall’altro. In questo modo si potrà lavorare con l’intento di dare vita ad un modello di sviluppo locale, concordato e sussidiario, tanto nei processi decisionali, quanto nella ricerca delle risorse occorrenti. Tale modello si dovrà raccordare in modo efficace con le “programmazioni” già in corso, integrandole e correggendole, ovvero  completandole nel caso dei PIT.

Il percorso che ci attende è ricco di potenzialità, ma anche esso basato su concretezze operative che hanno permesso l’affermarsi di una cultura complessiva di sviluppo locale.

Con tutte le problematicità espresse, si tratta adesso di fare comprendere alle Amministrazioni dello Stato che il processo messo in campo non è stato per nulla insignificante. Per il sud del Paese la prova è stata tutta nuova e significativa . Essa ha rappresentato una sorta di riscatto propositivo che ha voluto far comprendere le ragioni di una affermazione di un nuovo modo di intendere lo Stato. Non più finanziamenti a pioggia a logiche conservative una responsabilità  collettiva  di utilizzo di risorse per dare una risposta credibile sul terreno del lavoro e dell’occupazione.

In questo modo si è aperta la “comunicazione” con il resto del Paese:  imprenditori e sistemi istituzionali. Ed il Comitato di Coordinamento dei Patti e dei Contratti d’Area ha messo insieme questa risorsa.

Adesso bisogna lavorare per costruire in avanti una sensibilità più diffusa, che produca, sul terreno della iniziativa di Governo, uno sforzo vero di consolidamento  di questa esperienza di sviluppo del Paese e la renda protagonista di un complessivo rilancio delle capacità produttive ed occupazionali.

Solo così potremo realizzare, pienamente, un percorso che ha visto, in modo unitario, Province, Comuni, Associazioni di categoria, Sindacati protagonisti dello sviluppo di un territorio.

Non di un territorio isolato, ma di un territorio pienamente consapevole di stare dentro il paese reale. Con questo spirito abbiamo costruito l’Associazione, con questa consapevolezza intendiamo contribuire alla crescita delle realtà in crisi, rafforzare la concertazione, costruire il dialogo per lo sviluppo. La qualificata presenza nell’Associazione delle Province italiane potrà garantire una sinergia complessiva per avviare un confronto con tutti coloro i quali si dovranno misurare sul tema dello sviluppo locale.
(02-12-2003)

Redazione Upi
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