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Federalismo fiscale: Regioni Upi e Anci a Parlamento

Proseguire il confronto per evitare un federalismo conflittuale

Proseguire in Parlamento il confronto avviato in questi mesi sul federalismo fiscale per raggiungere un risultato condiviso ed evitare un federalismo conflittuale e quindi dannoso.

E' questo l'invito contenuto in una lettera che i Presidenti delle Associazioni rappresentative delle Autonomie locali, Leonardo Domenici (ANCI), Vasco Errani (Regioni e Province autonome) e Fabio Melilli (Upi) hanno indirizzato al Presidente della Camera, Gianfranco Fini e al Presidente del Senato Renato Schifani.

"Regioni, Province e Comuni - si legge nella lettera - ritengono che il dialogo avviato in questi mesi sul federalismo fiscale debba continuare ora in Parlamento e con le forze politiche di maggioranza e di opposizione, consapevoli che la condivisione dell'assetto finanziario e fiscale rappresenta un obiettivo di tutti, e che la realizzazione del più ampio consenso in Parlamento e con i livelli istituzionali sia la strada per evitare un Federalismo conflittuale e quindi dannoso''.

I Presidenti si dichiarano quindi "disponibili a concordare le forme e le modalità più utili per concorrere a rendere fecondo e completo l'esame del provvedimento, soprattutto al fine di inserire la discussione nell'ambito del disegno complessivo di attuazione del Titolo V della Costituzione e delle eventuali proposte di revisione costituzionale".

"Con l'approvazione in via definitiva da parte del Consiglio dei Ministri dello schema di disegno di legge delega in materia di federalismo fiscale - scrivono i tre Presidenti - si è percorso un primo importante tratto del tragitto, difficile e necessario, per avviare a definitivo compimento la lunga fase di transizione istituzionale".

"Regioni, Province e Comuni - ricordano Errani, Melilli e Domenici - hanno in questi mesi sostenuto un confronto serio e responsabile con il Governo e con i Ministri proponenti per far sì che il futuro assetto fiscale e finanziario sia il più possibile equilibrato, non si risolva in un aggravio di costi ed oneri per i territori, con conseguenze sul soddisfacimento dei diritti fondamentali dei cittadini e sulla realizzazione dei principi di solidarietà e di coesione sociale".
(20-10-2008)

Redazione
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