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MOBILITAZIONE DELLE PROVINCE 15 SETTEMBRE: PIENA ADESIONE DALLE PROVINCE DELLE MARCHE. I PRESIDENTI DOMANI A ROMA

foto Il comunicato stampa di adesione alla manifestazione dell'Upi

Domani, giovedì 15 settembre, i presidenti delle Province e dei Consigli provinciali marchigiani saranno a Roma per partecipare alla manifestazione nazionale promossa dall’Upi contro gli inaccettabili tagli della manovra e contro il Disegno di legge Costituzionale del governo sulla “soppressione delle Province”.

Una lunga maratona oratoria nella sala delle Conferenze in piazza Montecitorio per invocare una nuova stagione che riporti lo sviluppo, i servizi al cittadino e il rilancio degli investimenti al centro delle scelte politiche nazionali e locali.  Una pressante richiesta al governo per un’Italia unita e federale, che promuova davvero le autonomie territoriali e in cui si riaffermi il valore sovrano della democrazia.

Lo scorso 8 settembre, seguendo l’attuale deriva demagogica e senza minimamente coinvolgere il sistema delle Province, il Governo ha abbandonato in poche ore il più che decennale percorso di riforma istituzionale. E, contraddicendo il voto della maggioranza parlamentare che appena due mesi prima si orientava verso la razionalizzazione degli enti di area vasta, il Consiglio dei Ministri ha approvato il ddl per l’abolizione delle Province.

Una scelta destinata a ingenerare nuova confusione, ulteriori conflitti istituzionali, un vulnus alla rappresentanza democratica dei territori e, prevedibilmente, un sensibile aumento della spesa pubblica.

Di fatto, occorrerà rimetter mano all’intera architettura del federalismo fiscale, sin qui basato sui tre livelli di governo locale (Comuni, Regioni, Province) e su quelle Città metropolitane non ancora definite né nella loro natura né nel loro ordinamento.  Inoltre, secondo la relazione illustrativa del CdM, le Province sono destinate ad essere sostituite da “enti locali regionali” secondo scelte del legislatore regionale che, se consideriamo anche le Città metropolitane, potrebbero portare alla creazione di un numero di enti intermedi maggiore di quello delle Province esistenti. Peraltro, qualora lo stabilisca la legge regionale, recita ancora la relazione illustrativa, “il solo Presidente dell’ente locale potrà essere eletto direttamente dal corpo elettorale”.

Gli enti di governo locale non possono accettare la cancellazione di uno dei livelli storici dell’architettura della Stato senza essere interpellati. In virtù di tale convinzione, l’Unione delle Province d’Italia con l’Anci e la Conferenza delle Regioni hanno stipulato un patto per produrre condivise proposte di autoriforma e riordino delle istituzioni territoriali che possono essere avviati da subito, a Costituzione invariata.




Pochi numeri per dimostrare quanto poco le Province incidono sulla spesa pubblica


Secondo il documento di Decisione di Finanza pubblica (ex documento di programmazione economica e finanziaria) 2010-2013, le Province nel 2010 rappresentavano l’1.5% della spesa pubblica complessiva

Dopo la riduzione del 20% del 2010, il decreto legge 138 del 2011 approvato in Senato opera un’ulteriore riduzione del 55% del personale politico delle Province, che passa da 4.000 a 1774 unità.

Secondo la stima dell’Upi basata su fonte Siope (siistema informativo delle operazioni degli enti pubblici), dopo la recente manovra estiva il costo complessivo degli amministratori provinciali passa da 113 milioni di euro a 35 milioni di euro




(14-09-2011)

Ufficio stampa Upi Marche
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