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Europa: l'Aiccre sullo stato di attuazione della Carta europea delle Autonomie locali

foto Il Segretario Verrengia: "L’attività degli Enti locali è fortemente penalizzata"

Lo stato di attuazione della democrazia locale e regionale in particolare attraverso l’adozione dei principi della Carta europea delle Autonomie locali è stato il tema al centro della riunione congiunta, che si è svolta oggi 2 novembre, presso la sede dell’AICCRE, cui hanno partecipato i rappresentanti delle Associazioni italiane dei poteri locali e regionali AICCRE, ANCI, UPI, UNCEM, ANPCI e rappresentanti delle Regioni con i membri della Delegazione italiana del Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d’Europa e con la delegazione di monitoraggio.
“Nel corso delle ultime due riunioni abbiamo rappresentato la difficoltà degli amministratori italiani a far rispettare la Carta europea dell’Autonomia locale e questa giornata è importante per rappresentare queste difficoltà” ha esordito Emilio Verrengia, Presidente della Delegazione italiana del CPLRE e Segretario generale aggiunto dell’AICCRE, che ha proseguito “viviamo un momento particolare e l’attività degli Enti locali è fortemente penalizzata per i tagli ai trasferimenti dello Stato e per la mancanza di legittimità democratica che si viene a determinare per gli Enti locali. Le ultime finanziarie hanno previsto un dimezzamento del numero dei consiglieri di comuni, province e regioni e ne va della governabilità di questi enti. C’è poi la questione della cancellazione delle province che il governo italiano ha indicato in questi giorni tra le priorità, mentre hanno un ruolo importante di enti intermedi di rappresentanza democratica ed erogano alcuni servizi che non possono essere demandati ad altri livelli locali impegnati in altri ambiti. Anche le Regioni hanno le loro importanti difficoltà dovute al taglio delle risorse demandate dallo Stato che si ripercuotono sui servizi per i cittadini. Trasporto pubblico locale, sanità, servizi sociali sono risorse che dipendono dai trasferimenti statali e sono state dimezzate, e queste difficoltà nell’erogazione di servizi si ripercuotono su enti locali, comuni e province”.
“Non si tratta di fare una difesa d’ufficio degli enti locali ed intermedi ma è necessario sviluppare un ragionamento che partendo da un risparmio delle risorse preveda un sistema di riorganizzazione complessivo di comuni, province e regioni. Auspichiamo quindi una riforma complessiva per far sì che vengano da una parte rispettati i bilanci dello Stato e dall’altra venga rispettata l’attuazione della Carta europea dell’autonomia locale” ha concluso Verrengia.
“La crisi economica non può giustificare un arretramento dei diritti dei cittadini. Anzi è proprio nei momenti di crisi che è necessario fare in modo che questa non mini la coesione sociale: non possono essere messi in discussione i servizi essenziali erogati dagli enti locali per i cittadini. Non è prevista una sospensione di democrazia nei momenti di crisi.” Lo hanno detto i rappresentanti dell’Anci Angelo Muzio membro della delegazione italiana del CPLRE e Pierciro Galeone, Direttore della fondazione ANCI-IFEL. Andrea Di Sorte dell’Ufficio di Presidenza dell’Anci ha poi ricordato come l’Associazione dei Comuni denunci da tempo il metodo che prevede che questi tagli non vengano compresi nel quadro di una riforma strutturale, bensì in decreti d’urgenza che non prevedono alcuna concertazione con le associazioni dei sistemi locali. L’Anci, ha proseguito Di Sorte, sta cercando di stabilire una roadmap attorno ad alcuni importanti temi, primo tra tutti il riordino istituzionale: è necessario dare priorità alla Carta delle Autonomie da anni bloccata in un ramo del Parlamento. Altra questione fondamentale riguarda il patto di stabilità per il quale l’Anci sta studiando una proposta per stabilirne un nuovo, poiché con l’ultima manovra i vincoli da esso posti si estendono anche ai comuni più piccoli a partire dai 1000 abitanti, con tutte le conseguenze che questo comporta. Un’altra questione importante riguarda la sfera dei piccoli comuni (3600 in Italia) per i quali è ora previsto l’obbligo di unione che va spesso a sfavorire i comuni più piccoli
Per l’Upi hanno partecipato alla riunione Walter Catarra, Presidente della Provincia di Teramo, membro della Delegazione italiana del CPLRE, Claudia Giovannini Vicedirettore Upi, Mario Battello direttore Ufficio di Bruxelles, Gaetano Palombelli, Responsabile affari istituzionali Upi. “La riforma costituzionale del 2001 prevedeva quattro livelli di organizzazione territoriale: la sua attuazione avrebbe dovuto portare ad una riorganizzazione attorno a questi livelli. Malgrado ciò lo Stato italiano continua ad investire in enti e strutture non rappresentative che svolgono funzioni che dovrebbero essere proprie degli Enti locali. Ed in merito al disegno di legge per l’abolizione delle province , questo non semplificherebbe la struttura istituzionale dato che prevede comunque un ente intermedio che non avrebbe però la caratteristica della rappresentatività democratica. Le commissioni competenti di Camera e Senato hanno rilevato l’incostituzionalità di questo disegno di legge oltre all’inefficacia dal punto di vista della riduzione dei costi.”
Knud Andersen, co-relatore, membro del comitato di monitoraggio del Congresso ha annunciato che sulla base dei dati raccolti nel corso della visita la delegazione di monitoraggio preparerà un rapporto e una raccomandazione sulla democrazia locale e regionale in Italia che saranno presentati in una delle Sessioni Plenarie del Congresso nel 2012.
Hanno partecipato inoltre al dibattito Agnes Ugues, membro della Delegazione italiana CPLRE, rappresentante dell’UNCEM, Franca Biglio dell’Associazione Nazionale dei Piccoli Comuni italiani, Marco Monesi, membro della Delegazione italiana CPLRE, Fabio Pellegrini Vicepresidente e membro della delegazione italiana CPLRE, Letizia Pattumelli, capo segreteria Conferenza Stato Città.
Saluti finali ai partecipanti dal Presidente dell’AICCRE Michele Picciano.

(02-11-2011)

Ufficio stampa AICCRE
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