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Il Presidente Castiglione sul Corriere della Sera rilancia la proposta UPI

foto "Il caos in Sardegna sia da esempio: per riformare le Province serve una proposta seria, non slogan"

Ecco la lettera, pubblicata sul Corriere della Sera di oggi, del Presidente dell'Upi Giuseppe Castiglione

Caro Direttore, se vogliamo leggere con la giusta attenzione il risultato dei referendum sulle Province in Sardegna, fuori dalla demagogia e senza cedere al qualunquismo, allora dobbiamo partire da alcune semplici considerazioni: i cittadini ci chiedono di riformare le province, non di abolirle; il referendum - tra l’altro di dubbia legittimità-  con i suoi 6 milioni di costo, poteva essere evitato; le riforme hanno bisogno di essere gestite dalle istituzioni e non portate avanti a colpi di slogan.

Che la richiesta sia di riforma e non di abolizione è chiaro, visto che a votare è andato solo il 35% della popolazione sarda, e che di questa il 40% ha votato no all’abolizione delle Province storiche.

Che si potesse evitare di spendere questi 6 milioni per la consultazione anche, perché le leggi per l’istituzione delle nuove Province sarde sono regionali, non statali: sarebbe bastato che la Regione si fosse presa la responsabilità che spetta a chi governa, di comprendere la necessità di intervenire, senza scaricare le scelte politiche sui cittadini.

Altrimenti, a cosa serve una assemblea legislativa regionale, una giunta e un presidente di Regione?

Che ci sia bisogno di un processo istituzionale per riformare il Paese è evidente dal caos grave in cui, a due giorni dal voto, è caduta la Sardegna, con la Regione incapace di decidere, dopo avere sostenuto i referendum, e di trovare una soluzione, -che deve essere necessariamente immediata- al problema della ricollocazione dei dipendenti delle Province chiuse, della rescissione dei  contratti in essere, della divisione dei bilanci, del blocco degli investimenti e dei progetti in piedi.

Mi permetta poi di sottolineare che l’Upi, quando si trattò di istituire le nuove Province in Sardegna, aveva espresso un parere nettamente contrario, ma chi oggi ha sostenuto i referendum per la loro abolizione, allora ci contrastò duramente portando avanti la bandiera dell’autonomia.

La questione vera, dunque, se vogliamo partire dall’esempio della Sardegna e provare a trarne una indicazione davvero utile al Paese, è che le Province vanno riformate, ridotte, accorpate, seguendo però un percorso che non può che essere istituzionale.

Noi abbiamo avanzato ormai da mesi una proposta concreta, che riteniamo sensata, e che sarebbe in grado di portare in poco tempo, senza attardarsi in inutili quanto improbabili riforme della Costituzione, ad una vera modernizzazione dell’amministrazione locale, con risparmi immediati di almeno 5 miliardi di euro. Ridurre il numero delle Province, istituire le Città metropolitane, tagliare gli enti strumentali delle Regioni e riorganizzare gli uffici periferici dello Stato intorno alle nuove realtà provinciali.

Questa sarebbe una risposta immediata e di grande efficacia. Una proposta di avanguardia, che le Province hanno posto all’attenzione del Governo, dei partiti politici, del Parlamento, e che troverebbe consenso e sostegno anche in Europa. Anzi, si tratterebbe, per una volta, di fare noi, l’Italia, da esempio e apripista per i nostri partner, dimostrando una capacità innovativa e una grande coesione istituzionale.  


(11-05-2012)
Redazione Upi

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